
Foto: Valsugana Rugby Padova
Casa nuova
Il Valsugana ha inaugurato il suo stadio: tribuna coperta da circa 1000 posti, spogliatoi nuovi e tutte le squadre in campo insieme.
Sabato 12 settembre, davanti alla tribuna piena, abbiamo tagliato il nastro. Dopo anni di cantiere, di rendering appesi in clubhouse e di partite giocate altrove, il Valsugana Rugby Padova ha uno stadio suo: campo centrale in erba naturale, tribuna coperta, spogliatoi nuovi. In via Querini, ad Altichiero, dove il club sta da sempre.
Non è stata una cerimonia e basta. È stata una giornata intera, cominciata con i bambini in campo alle quattro del pomeriggio e finita con la musica a tarda sera, con in mezzo la cosa che conta di più: tutte le squadre del club, dai Prime Mete alla Serie A, schierate insieme sullo stesso prato.
Che cosa abbiamo inaugurato
Il nuovo impianto è di proprietà del Comune di Padova, che lo ha realizzato con un investimento di circa 4,2 milioni di euro sostenuto dai fondi del PNRR. Il progetto è dello studio padovano 3ndy Studio, i lavori li ha eseguiti SICEA.
- Campo centrale in erba naturale da 120 × 71,65 metri, con impianto di irrigazione e drenaggio
- Tribuna coperta da circa 1000 posti, la prima vera tribuna nella storia del club
- Nuovi spogliatoi — squadra di casa, ospiti, arbitri — più infermeria e locali di servizio
- Nuova area parcheggio e sistemazione degli accessi
Lo stadio completa la cittadella sportiva di via Querini, dove nel dicembre 2024 era già entrato in funzione il campo in erba sintetica di ultima generazione (111 × 66 metri), omologato dalla Federazione Italiana Rugby fino alla Serie A2. Quattro campi più lo stadio: un centro sportivo che oggi, in Veneto, ha pochi paragoni.
La giornata, ora per ora
Si è cominciato alle 16.00 con l’Open Day dedicato ai bambini dai 3 ai 12 anni: un campo pieno di palloni ovali e di famiglie, che è poi il modo più onesto di inaugurare un impianto sportivo. Dalle 17.30 la clubhouse ha aperto le cucine — panini, patatine, birra, i gazebo a bordo campo — e il centro si è riempito.
Dalle 18.30 sono arrivate le autorità, gli sponsor, gli ex presidenti: per loro un tour guidato dei nuovi spazi, con lo spogliatoio Home allestito come prima di una partita vera, le maglie appese e gli armadietti pronti, e poi l’aperitivo offerto da Le Sablon, riservato proprio lì dentro.
Alle 20.00 le luci si sono abbassate sulla tribuna e la serata è entrata nel vivo.
La cerimonia
Sul palco si sono alternati l’assessore allo Sport del Comune di Padova Diego Bonavina, il presidente della Federazione Italiana Rugby Andrea Duodo, il presidente del Comitato Regionale Veneto FIR Vittorio Raccamari, il presidente del Valsugana Rugby 1982 Gianluca Rasi e, a chiudere, il presidente del Valsugana Rugby Padova Giuseppe Patuelli. Due assenze, entrambe annunciate dal palco: il sindaco Sergio Giordani, trattenuto all’ultimo momento da un impegno personale, ha mandato il suo saluto attraverso l’assessore; il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani, impegnato altrove, ha scritto una lettera che Patuelli ha letto davanti alla tribuna.
Bonavina ha ricordato lo scudetto Under 18 e quello delle ValsuGirls arrivato poche settimane prima, ma ha tenuto a spostare subito il discorso: «Questo impianto è stato fatto perché ci sono atlete e atleti che portano in giro per l’Italia e per il mondo il nome del Valsugana e di Padova, ma è fatto soprattutto per i bambini e per le bambine». Duodo ha guardato la tribuna piena di ragazzini: «Non posso immaginare quanto siano fortunati a potersi allenare qui — e immagino la responsabilità che questo club avrà di farli diventare donne, uomini, atleti e atlete».
Rasi ha parlato ai ragazzi in tribuna: «Siamo qua a inaugurare uno stadio nuovo, un impianto modernissimo, ma non è solo quello: è una visione che parte da lontano ed è destinato a diventare la nostra casa. Alla fine questa è casa vostra: divertitevi, onoratela con sacrificio, con abnegazione, con lavoro».
Patuelli ha chiuso tenendo insieme le due estremità della serata. Il passato: «Sono le persone sedute in mezzo a voi, gli ex presidenti e i fondatori di questa società, quelli che hanno creduto che questi spazi, che una volta erano campagna, diventassero il luogo che sono oggi. Se non ci fossero stati loro, noi non saremmo qui». E il futuro: «Il futuro è là, sono tutti quei ragazzi, dai più grandi fino ai più piccoli. Se crediamo fortemente in questo, potremo lasciare nelle loro mani un futuro migliore di quello che abbiamo noi oggi».

Poi la parte più bella: la sfilata delle squadre. In ordine, come si entra in campo:
- Minirugby — Prime Mete, Under 6, Under 8, Under 10
- Under 12 e Under 14
- Under 16, finalisti
- Under 18, campioni d’Italia 2026
- Junior Femminile
- ValsuGirls, Serie A Élite, doppio scudetto 2025/2026
- First XV, Serie A maschile
- Staff tecnico e dirigenti, a chiudere
Poi il taglio del nastro, con le istituzioni e due atleti del club. E infine tutti in campo per la foto di società, centinaia di persone dentro la stessa inquadratura, accompagnate dall’inno del Valsugana.

L’inno, per la prima volta in pubblico. Il brano è stato scritto e suonato da Giorgio Gobbo (composizione, voce, chitarre, basso, batteria, pianoforte, fisarmonica) con Annamaria Moro alla voce e Franco D’Aniello dei Modena City Ramblers al flauto irlandese; mix e mastering di Max Trisotto, prodotto da CasaForesta Studio di Vigodarzere.
Grazie
Uno stadio è del Comune, ma una serata così la fa il club: i dirigenti, i tecnici, i volontari che hanno stirato le maglie e montato i gazebo, le famiglie che ci sono sempre. E la fanno le aziende che hanno scelto di starci accanto in questa stagione:
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Da lunedì si gioca
La festa è finita, il campo resta. Da questa settimana il nuovo stadio entra nella normalità: allenamenti, partite in casa, domeniche di minirugby. È esattamente quello che volevamo — una casa da usare tutti i giorni, non una cartolina.
Ci vediamo in tribuna. 💙🤍